Alice Castello (2008) - Intervento di bonifica ambientale

COMMITTENTE: Alice Ambiente Srl

POTENZIALITÀ FUTURA DI PROGETTO: Circa 120.000 t/a



L’intervento realizzato da DANECO IMPIANTI consiste in una bonifica e in un ripristino ambientale complessivo della discarica ubicata al limite settentrionale del Comune di Alice Castello in località “Valle Dora”.
Tale impianto era una discarica di 1° categoria suddivisa in due lotti di cui:
LOTTO PER RSAU (Rifiuti Solidi Assibilabili agli  Urbani)
ubicato nella porzione occidentale, attivo dal 1993 al 1997
LOTTO PER RSU (Rifiuti Solidi Urbani)
ubicato nella porzione orientale, attivo dal 1991 al 2004

Le due celle occupavano un appezzamento di forma rettangolare, con dimensioni di circa 210 x 500 m, nel quale era presente una fossa di cava di circa 30 m di altezza originata dall’attività di estrazione di sabbia e ghiaia per inerti da costruzione.
Le esistenti vasche (RSU e RSAU) erano state progettate e realizzate in conformità alle Leggi Nazionali e Regionali allora vigenti.

Nelle vasche per RSAU e RSU della discarica sono state conferite le seguenti tipologie di rifiuti:

- rifiuti solidi urbani
- rifiuti solidi assimilabili a urbani
- rifiuti ingombranti

SITO: Comune di Alice Castello (VC)
RIFIUTI INTERESSATI DALL’INTERVENTO: RSU, RSAU
MATRICE TRATTATA: Acque sotterranee
TECNOLOGIA UTILIZZATA: Air Sparging - ORC
MATERIALE DI RIEMPIMENTO: RS non pericolosi a basso contenuto di materia organica
INIZIO LAVORI: Luglio 2007
ULTIMAZIONE LAVORI: Ottobre 2008 (allestimento invaso)
GESTIONE: Da fine lavori in carico a Alice Ambiente Srl

L’intervento ha previsto, oltre all’adozione delle misure necessarie alla eliminazione dell’inquinamento in atto riscontrato sulla falda acquifera superficiale, la riqualificazione ambientale e paesaggistica della discarica quale strumento necessario al raggiungimento della effettiva e definitiva fruibilità del sito.

La realizzazione del ripristino ambientale è in corso di esecuzione mediante il riempimento della cavità esistente tra le due vasche di smaltimento, con un quantitativo di rifiuti di circa 960.000 tonnellate, per un volume occupato di circa 1.200.000 mc. È stata individuata quale soluzione per effettuare il riempimento della depressione interposta tra le esistenti vasche esaurite, quella di utilizzare alcune particolari tipologie di rifiuti, principalmente derivanti dal trattamento meccanico e/o biologico di rifiuti urbani e di rifiuti speciali non pericolosi, alla stessa stregua di un materiale da costruzione.
A tale scopo, in sede progettuale, è stata affrontata analiticamente la definizione del mix design delle suddette tipologie di rifiuti quale migliore composizione degli stessi nell’ottica del raggiungimento delle migliori performance in termini di stabilità biologica, potenzialità nel rilascio
di eluati e stabilità meccanica del volume finale.

Tra l’altro tale scelta progettuale è perfettamente rispondente ai criteri generali di bonifica e recupero ambientale contemplati dall’allegato 3 del D.M. 471/99:
- privilegiare le tecniche di bonifica che permettono il trattamento e il riutilizzo nel sito anche dei materiali eterogenei o di risulta utilizzati nel sito come materiali di riempimento (lettera c dell’allegato 3 al D.M. 471/99)
- prevedere il riutilizzo del suolo e dei materiali eterogenei sottoposti a trattamenti off-site sia nel sito medesimo che in altri siti che presentino le caratteristiche ambientali e sanitarie adeguate (lettera d dell’allegato 3 al D.M. 471/99)
- presentare una dettagliata analisi comparativa delle diverse tecnologie di bonifica applicabili al sito in esame, in considerazione delle specifiche caratteristiche dell’area, in termini di efficacia nel raggiungere gli obiettivi finali, concentrazioni residue, tempi di esecuzione, impatto sull’ambiente circostante degli interventi (lettera ddell’allegato 3 al D.M. 471/99).
- privilegiare negli interventi di bonifica e ripristino ambientale l’impiego di materiali organici di adeguata qualità provenienti da attività di recupero di rifiuti urbani (lettera l dell’allegato 3 al D.M. 471/99).

Sulla base di quanto sinora esposto, sotto un profilo strettamente giuridico, sembra ragionevole affermare che ai fini della costruzione delle opere necessarie ad attuare l’intervento di bonifica e a eseguire le opere di adeguamento del sito al D. Lgs. 36/2003, sia sufficiente il rilascio dell’autorizzazione ai sensi dell’art. 17, comma 4, del D. Lgs. 22/97, tanto più che per espressa previsione di legge (art. 17, comma 7, del D. Lgs. 22/97 e art. 10, comma 10, del D.M. 471/99)
tale autorizzazione, oltre a costituire variante urbanistica, a comportare dichiarazione di pubblica utilità, di urgenza e di indifferibilità dei lavori, “sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni,
le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente per la realizzazione e l’esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie all’attuazione del progetto di bonifica”.

Il trattamento di bonifica contempla l’azione combinata di interventi sia sulla sorgente di rilascio, per minimizzare la produzione di sostanze inquinanti (percolato) e garantire il controllo di potenziali rilasci delle stesse verso il sottosuolo, sia sulle acque sotterranee, per ridurre le concentrazioni dei contaminanti in fase disciolta.
Per soddisfare il primo obiettivo è stata effettuata la completa impermeabilizzazione dell’area mediante la realizzazione di uno strato in argilla di spessore adeguato con precise caratteristiche di permeabilità (k 1 x 10-7 come da D.Lgs. 36/03) combinato con la stesura di una geomembrana in polietilene ad alta densità dello spessore di 2 mm. Inoltre, tramite un preciso accorgimento tecnico, è proseguito, attraverso lo strato sopra descritto, il sistema di captazione di percolato e biogas proveniente dalle vecchie discariche.
Per quanto riguarda l’azione sulla matrice acque sotterranee, gli interventi di bonifica “in situ” prevedono l’utilizzo di tecnologie basate su processi di rimozione chimico-fisica dei contaminanti
e/o sulla stimolazione dei fenomeni naturali di biodegradazione, lasciando in posto la matrice ambientale contaminata.
Si è reso per questo spesso necessario l’impiego simultaneo di diverse tecnologie per trarre vantaggio dalla loro azione sinergica.
Ricorrendo quindi a una progettazione definitiva per fasi, in quanto più adatta a una situazione di questo tipo, gli interventi sulle acque sotterranee sono stati, durante la fase 1, mirati alla riduzione dell’ammoniaca attraverso un sistema di Air Sparging. Nella seconda fase è prevista l’immissione
dei reagenti chimici nella falda per la rimozione della contaminazione dovuta alla presenza di alcuni metalli pesanti (nichel, ferro, manganese).

TECNOLOGIA DI BONIFICA
Fase 1 Air Sparging

L’Air Sparging è un sistema che prevede l’iniezione di aria sottofalda per la rimozione di inquinanti come l’ammoniaca. Si tratta di una tecnologia che produce, attraverso una serie di pozzi opportunamente realizzati, l’iniezione di aria al di sotto della superficie libera della falda idrica superficiale.
Lo scopo è quello di rimuovere gli inquinanti disciolti nelle acque sotterranee con un duplice meccanismo:
   - strippaggio dei composti volatili: tale meccanismo consiste nel trasferimento di massa dei contaminanti, dalla fase disciolta nelle acque sotterranee alla fase gassosa dell’aria iniettata che si propaga nel sottosuolo saturo sotto forma di bolle o canali
   - stimolazione della biodegradazione aerobica degli inquinanti discolti nelle acque sotterranee comprese le frazioni meno volatili
L’impiego di questa tecnologia è stato attentamente vagliato attraverso un’analisi di fattibilità tecnico-economica, in considerazione anche delle specificità del sito e della tipologia di contaminazione rilevata nelle indagini svolte.
Per il dimensionamento di tale sistema di bonifica sono state effettuate prove in sito.

È stato riprodotto un campo prova che ha replicato in scala ridotta un sistema di iniezione di aria sottofalda costituito da un pozzo di iniezione e 4 pozzi di controllo posti ad una distanza tale da
:
- determinare il raggio d’influenza del pozzo d’iniezione stesso
- individuare in maniera indiretta eventuali anisotropie nel terreno

L’impianto di Air Sparging, in funzione da gennaio 2008, si compone di:
- 26 pozzi di iniezione d’aria sottofalda, di profondità di 45 m dal piano campagna. I pozzi sono realizzati in PE da 1” e sono dotati di fori in un tratto di lunghezza pari a 50 cm 2 compressori rotativi che servono ognuno 13 pozzi di iniezione (portata di esercizio 4,5 mc/h)
- 2 serbatoi per aria da 340 litri di capacità
- 26 linee di collegamento interrate tra compressore e pozzi di iniezione

Relativamente alla qualità delle acque sotterranee, il controllo viene eseguito nei piezometri e con le periodicità indicate qui sotto:
- Campionamento mensile sui piezometri:
S2-S4-S5-S6-S7-S9-S10-PM2 in particolare ricercando i seguenti parametri: - PH, conducibilità, ammoniaca, azoto nitrico, ferro, manganese, nichel (in laboratorio), ossigeno disciolto, temperatura, potenziale redox e misura del livello piezometrico (in campo)
- Campionamento semestrale sui piezometri:
S13-S13p-S17p in particolare ricercando i seguenti parametri: - PH, conducibilità, ammoniaca, azoto nitrico, ferro manganese, nichel (in laboratorio), ossigeno disciolto, temperatura, potenziale redox e misura del livello piezometrico (in campo).

Fase 2 ORC
L’utilizzo di particolari reagenti chimici iniettati nella falda contaminata permette la riduzione della concentrazione di metalli sciolti in acqua.
Dopo una sperimentazione in laboratorio basata sulla valutazione di 4 tecnologie diverse (ISCO, MRC, ORC, COR) applicate su campioni di terreno + acqua prelevata in sito è stata ritenuta più adatta la Oxygen Release Compound in quanto è l’unica a non provocare aumento nelle concentrazioni dei metalli e ha dimostrato una buona efficacia su tempi brevi. Questa tecnologia è una miscela granulare di composti formata da cemento portland e perossido di magnesio, completamente atossica, che una volta idratati consentono un continuo rilascio di ossigeno in soluzione nelle acque sotterranee. L’ORC prevede la realizzazione di 46 pozzi, di caratteristiche geometriche analoghe a quelli usati per l’Air Sparging stimando di utilizzare circa 90 kg di reagente per ogni pozzo e di ricaricare ogni 9/12 mesi per 2 volte.
La durata dell’intervento è comunque variabile in funzione del numero di riapplicazioni e del  monitoraggio dell’andamento dei risultati




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